Avvenire, 23.11.2007

Parla la presidente dell’istituto americano per il matrimonio e la politica pubblica: «Questa è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere La questione della famiglia ruota tutta intorno al valore che si dà alle nozze che sono la chiave dell’esistenza e del futuro delle società Non sono una questione personale, ma il miglior strumento per la tutela dei figli»

intervista con Maggie Gallagher

di Riccardo Cascioli

«Il problema non è se possiamo vincere questa battaglia, ma se è una battaglia che ci possiamo permettere di perdere». La battaglia è quella per l’affermazione dell’unicità dell’istituzione matrimoniale tra uomo e donna; a richiamarne il senso è Maggie Gallagher, ricercatrice, editorialista, ma soprattutto leader emergente del nuovo movimento americano per il matrimonio. Che non sia un tipo disposto ad alzare bandiera bianca lo si capisce incontrandola: a dispetto della sua corporatura piuttosto robusta, nei movimenti e nei gesti trasmette una forte sensazione di dinamicità e fierezza, e le parole sono nette e taglienti.

Signora Gallagher, lei non parla quasi mai di famiglia, ma sempre di matrimonio. Perché?

Perché tutta la questione della famiglia ruota attorno al valore che noi diamo al matrimonio. Oggi c’è la tendenza a dargli un valore di scelta privata, di manifestazione pubblica di un amore privato. Ma se così fosse non ci sarebbe bisogno di leggi per regolarlo. Perché lo Stato dovrebbe occuparsene con legislazioni ad hoc? Basterebbe il diritto privato.

Invece?

In ogni cultura e in ogni tempo le società hanno considerato il matrimonio come la chiave della loro esistenza e del loro futuro. Il matrimonio è una istituzione umana, universale. Non è una scelta personale, è la precondizione per la sopravvivenza sociale. Tutto ruota attorno a tre pilastri: il rapporto sessuale tra un uomo e una donna genera bambini; la società ha bisogno di bambini; i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Quindi ogni società ha bisogno del matrimonio per difendere i bambini, e gli adulti hanno la responsabilità di avere un comportamento sessuale che garantisca ai bambini famiglie stabili in cui crescere.

Eppure in Occidente dobbiamo fare i conti con una realtà culturale profondamente cambiata.

E abbiamo ben presente cosa voglia dire il declino del matrimonio. Gli ultimi 40 anni in Europa e negli Stati Uniti ci dicono che il declino del matrimonio non coincide con l’avvento di un ordine sociale più libero, al contrario assistiamo a una gigantesca espansione del potere dello Stato e a un forte aumento del disordine sociale e delle sofferenze umane. Il declino del matrimonio non è un affare personale o religioso: quando uomini e donne non riescono a formare matrimoni stabili, il primo risultato è l’espansione delle azioni dei governi che cercano di tamponare i terribili bisogni sociali che ne derivano. Oggi non c’è un solo dollaro di spesa sociale che non sia dovuto in gran parte alle conseguenze della disgregazione familiare: crimine, povertà, tossicodipendenze, gravidanze delle adolescenti, cattivi rendimenti scolastici, problemi sanitari fisici e mentali. Anche nell’assistenza ad anziani che vivono per anni da soli in case di riposo.

La realtà ci dice però che in Europa e negli Usa, pur con differenze tra i diversi Paesi, c’è una forte percentuale di coppie che convivono e anche il rapporto sessuale, a causa della contraccezione, è ormai percepito separato dalla procreazione.

Che si possa separare il sesso dalla procreazione è una bugia e un’illusione. Ogni rapporto sessuale tra uomo e donna ha la potenzialità di procreare. Tanto è vero che aumentano le gravidanze delle adolescenti con il crescere della diffusione dei contraccettivi. E comunque oltre la metà dei bambini che nascono non sono ‘programmati’. Anche il ricorso alla procreazione artificiale non può cambiare questa legge naturale. Per quanto riguarda invece la scelta di convivere, abbiamo a che fare con persone che hanno deciso di non sposarsi, è una scelta personale, quindi perché lo Stato dovrebbe interessarsene?

Per regolare le conseguenze giuridiche della convivenza e per evitare che i bambini nati fuori dal matrimonio siano discriminati.

Le questioni giuridiche tra conviventi non hanno nulla a che fare con le leggi sul matrimonio che, ripeto, sono anzitutto a difesa dei bambini. Sono ormai migliaia gli studi che dimostrano in modo inequivocabile che il modo migliore per proteggere i bambini sia quello di garantire loro delle famiglie stabili, e questo è possibile soltanto con il matrimonio. La vera discriminazione c’è quando il matrimonio viene reso irrilevante, ridotto a rito religioso o a stile di vita personale: in questo caso i bambini vengono discriminati per favorire le scelte di vita e le preferenze sessuali dei genitori.

Sembra quasi che lei voglia un obbligo di matrimonio.

No, ognuno sceglie liberamente di entrare nel matrimonio, ma la società dà la necessaria rilevanza a questa scelta, la definisce, la consolida e la rinforza con delle norme, così che si possano crescere ragazzi e ragazze che aspirano a diventare uomini e donne capaci di formare a loro volta famiglie stabili. Al contrario basta guardare l’Europa per vedere che quando lo Stato riduce matrimonio e figli a scelta privata, le persone smettono di sposarsi e di avere figli in numero sufficiente da garantire la sopravvivenza della società. In fondo un figlio è sufficiente per sentirsi madri.

C’è chi sostiene che ammettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso non solo non metta in crisi l’istituzione del matrimonio ma la rafforzi.

Chi si batte per il matrimonio gay sostiene che non è importante la struttura della famiglia, ma l’amore tra due persone e la qualità dell’impegno e di dedizione l’uno per l’altro. Ma questa è precisamente la riduzione del matrimonio a fatto privato. Lo Stato deve pensare prima di tutto all’interesse dei bambini: non c’è dubbio che abbiano bisogno di un padre e di una madre. Due padri o due madri non è lo stesso, è due della stessa cosa. Ma qui c’è la scelta che una società deve compiere: quando i desideri sessuali degli adulti entrano in contrasto con gli interessi dei bambini, cosa deve avere più peso, socialmente e giuridicamente? Alcuni si illudono pensando che con la legalizzazione dei matrimoni gay si abbiano semplicemente due tipi di matrimonio, uno omosessuale e l’altro eterosessuale. In realtà ci sarà sempre una sola istituzione chiamata matrimonio, ma il suo significato sarà completamente differente, con gravi conseguenze per i bambini.

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chi è

In prima linea nella difesa del matrimonio

Maggie Gallagher è presidente dell’Institute for Marriage and Public Policy, che opera negli Stati Uniti e la cui unica missione è la ricerca e l’educazione sui modi in cui la legge e le politiche pubbliche possono rafforzare il matrimonio come istituzione sociale. Su questo tema, la Gallagher ha scritto tre libri, tra cui il recente «The Case for Marriage», in cui dimostra che le «persone sposate sono più felici, più sane ed economicamente in migliori condizioni». Maggie Gallagher scrive regolarmente su diversi quotidiani e periodici, tra cui il New York Times, The Weekly Standard e il Wall Street Journal.

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